Il rischio di sprecare denaro

Gli impianti in cattive condizioni igieniche sono fortemente inefficienti dal punto di vista energetico e producono un costante spreco di denaro.

È noto da tempo che pulire le batterie di raffreddamento degli impianti di trattamento aria faccia risparmiare energia (vedi la rivista ASHRAE Journal, Nov. 2006, “Study Verifies Coil Cleaning Saves Energy”).

Nel 2016 NADCA si è occupata del problema attraverso la pubblicazione del White Paper “Restoring Energy Efficiency Through HVAC Air Distribution System Cleaning”, che ha fornito le linee guida sul come valutare il cospicuo miglioramento in termini di performance energetiche dopo la bonifica di un impianto di trattamento aria.

I risultati dell’indagine hanno dimostrato che i miglioramenti riguardanti la capacità di raffreddamento e il flusso d'aria sono un risultato tipico della bonifica dell’impianto. Quest’ultima dovrebbe pertanto essere considerata come parte integrante di qualsiasi programma volto a migliorare l'efficienza e il risparmio energetico di un edificio.

Una task force di membri della NADCA fu inviata per rilevare questi parametri sul campo prima e dopo il lavoro di bonifica per determinare l'effetto che la pulizia ha sulle performance energetiche. Il test ebbe luogo in diverse regioni degli Stati Uniti e in Canada, andando a testare molti tipi di sistemi HVAC, installati in ambito commerciale e residenziale.

I test furono eseguiti prima e dopo la pulizia degli impianti, seguendo un iter che comprendeva la misurazione, prima e dopo la batteria dell'evaporatore (raffreddamento), della temperatura e della portata dell’aria (quantità d’aria che si muove all’interno dell’impianto).

La quasi la totalità dei casi studiati ha dimostrato che la pulizia degli impianti ha apportato miglioramenti significativi nell’efficienza energetica degli impianti stessi.

Per quanto riguarda la Differenza di Temperatura (ΔT) misurata prima e dopo la batteria di scambio termico, in impianti residenziali i test evidenziarono che le operazioni di pulizia comportavano un miglioramento medio di 5.9°C, pari al 61% (si passava da un ΔT di 9.6°C prima della pulizia, ad uno di 15.5°C dopo la pulizia). In ambito commerciale il miglioramento era più contenuto ma sempre significativo, attestandosi a 5.4°C, pari al 40% (si passava da un ΔT di 13.6°C prima della pulizia, ad uno di 19.0°C dopo la pulizia).

Per quanto riguarda invece la Portata d’Aria, lo studio dimostrò che la pulizia dell’impianto, rimuovendo le ostruzioni dalla batteria, dai condotti, dai deflettori, dalle bocchette ecc., aumenta portata d'aria che si muove attraverso il sistema. In particolare, in impianti residenziali fu rilevato un aumento medio della quantità d’aria trasportata pari all’11%, mentre in quelli istallati in ambito commerciale l’aumento medio fu molto superiore, arrivando ad un 54%.

Anche considerando la capacità di raffreddamento (o velocità di trasferimento di calore, espressa in BTU) degli impianti sottoposti ad indagine, dopo la pulizia emerse un aumento medio pari al 150% in ambito residenziale e pari al 225% in ambito commerciale.

Un ulteriore elemento di spreco energetico (e quindi economico) è costituito dalle perdite e fessurazioni che sovente presentano le condotte aerauliche.

Il Dipartimento per l'energia degli Stati Uniti evidenzia che una rete di condotte aerauliche che perde è uno dei maggiori contributi allo spreco di energia negli edifici e classifica la sigillatura dei condotti come uno dei rimedi più efficaci per ridurre i costi energetici complessivi.

Innanzitutto, un impianto con le condotte fessurate, che presentano perdite di carico, necessita di una maggior quantità di energia per far circolare l'aria attraverso l'edificio. Se si pensa che quella necessaria per far funzionare i ventilatori rappresenta il 20-60% del consumo totale di energia impiegata dagli impianti di trattamento aria, si comprende come una semplice riduzione del 15% delle perdite possa ridurre il fabbisogno energetico del ventilatore del 40% e far risparmiare migliaia di euro ogni mese.

In secondo luogo, le perdite nelle condotte aerauliche disperdono l’aria climatizzata lungo il loro percorso e quindi rendono necessario introdurre una maggiore quantità di aria esterna nell’edificio, per riuscire a convogliarla in tutti i locali nelle giuste quantità. Ma quest’aria supplementare proveniente dall’esterno deve essere riscaldata, o raffrescata, e ciò determina un aumento significativo del costo energetico necessario al funzionamento dell’impianto.

Un dato molto significativo, che poche aziende conoscono è questo: per una parte significativa degli impianti aeraulici in cattive condizioni igieniche la sola pulizia non serve a nulla.

Bisogna saper indagare perché si è prodotta la contaminazione. A volte non può essere considerata un fenomeno fisiologico, perché deriva da deficit impiantistici o strutturali. Sezioni filtranti danneggiate o inadeguate, prese dell’aria esterna mal posizionate, linee di drenaggio non funzionanti, perdite nelle condotte, vicinanza a torri evaporative, fenomeni di sbilanciamento, sono solo alcune delle possibili cause di una contaminazione pericolosa.

In questi casi, pulire l’impianto senza risolvere il problema che sta a monte equivale a buttare via il denaro. Per arrivare a comprendere quale può essere il problema di fondo, però, servono competenze ed esperienza. Bisogna svolgere un’adeguata Valutazione del Rischio Aeraulico, che comprende un’approfondita analisi igienico-impiantistica.

E troppe aziende presenti sul mercato, oggi, non hanno la formazione e la specializzazione necessaria per fare una diagnosi accurata sulle cause e sui meccanismi di propagazione della contaminazione negli impianti di trattamento aria.

Offrono appunto solo un servizio di pulizia e questo, oltre che inutile, può anche essere pericoloso.

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