Legionella

Negli impianti di trattamento Aria, la gestione del rischio legionella pneumophila è assicurata dall’applicazione del nostro Metodo Garantito Alisea. Poiché però i batteri del genere legionella possono costituire un pericolo anche all’interno degli impianti idrici, Alisea propone anche per essi un avanzato protocollo di Analisi e Valutazione del Rischio.

L’ambiente in cui viviamo, gli spazi chiusi come abitazioni, uffici, ristoranti, palestre, ospedali, sono continuamente sottoposti a fonti di inquinamento chimico e microbiologico.

In particolare, non solo gli impianti dell’aria, ma anche quelli idrici possono essere terreno fertile per il proliferare di microrganismi nocivi alla nostra salute soprattutto a causa della presenza di acqua stagnante che si trasforma in vero e proprio bacino di focolai infettivi.

Alisea ha sviluppato un avanzato protocollo di Analisi e Valutazione del Rischio derivante dalla presenza batteri del genere Legionella all’interno degli impianti idrici.

La Legionellosi, o “Morbo del Legionario”, è una malattia infettiva grave caratterizzata da una elevata letalità.

Nella definizione di Legionellosi sono fatte rientrare tutte le forme morbose causate da batteri gram-negativi aerobi del genere Legionella, che si possono manifestare sia in forma di polmonite, sia in forma febbrile extrapolmonare od in forma subclinica.

I batteri del genere Legionella sono normalmente presenti in natura negli ambienti acquatici, come corsi d’acqua, laghi, acque termali, ecc. Da tale serbatoio naturale però i microrganismi possono passare nei siti che ne costituiscono il serbatoio artificiale (impianti idrici e di climatizzazione, piscine, fontane, impianti per l’irrigazione, ecc.), seguendo il percorso dell’acqua nella quale vivono.

La modalità di trasmissione all’uomo è normalmente quella per via respiratoria, mediante inalazione di aerosol contenente legionelle, oppure di particelle derivate per essiccamento. Attualmente, i principali sistemi generanti aerosol che sono stati associati alla trasmissione della malattia comprendono gli impianti di climatizzazione dell’aria, gli impianti idrici, le apparecchiature per la terapia respiratoria assistita, gli idromassaggi, le piscine e le fontane decorative. In letteratura scientifica sono altresì stati segnalati casi di legionellosi acquisiti mediante aspirazione o microaspirazione di acqua contaminata e casi di legionellosi acquisita attraverso ferita. Non è invece mai stata dimostrata scientificamente la trasmissione interumana.

Focolai epidemici si sono ripetutamente verificati in ambienti collettivi a residenza temporanea, come ospedali e alberghi.

L’adozione di misure preventive appare giustificata dall’alto indice di letalità della legionellosi: 5-15% delle infezioni di origine comunitaria e 30-50% di quelle di origine nosocomiale. Nei pazienti in condizioni cliniche precarie ed in quelli trattati tardivamente l’indice di letalità può arrivare al 70-80% dei casi.

La “Febbre di Pontiac”, dopo un periodo di incubazione di 24-48 ore, si manifesta in forma acuta senza interessamento polmonare, simil-influenzale, e si risolve in 2-5 giorni. I prodromi sono: malessere generale, mialgie e cefalea, seguiti rapidamente da febbre, a volte con tosse e gola arrossata. Possono essere presenti diarrea, nausea e lievi sintomi neurologici quali vertigini o fotofobia.

Il “Morbo del Legionario”, dopo un periodo di incubazione variabile da 2 a 10 giorni (in media 5-6 giorni), si manifesta con interessamento polmonare a carattere lobare clinicamente di discreta o notevole gravità, con o senza manifestazioni extrapolmonari. Il quadro polmonare ha esordio brusco con malessere, cefalea, febbre e osteoartralgie, tosse lieve, non produttiva, che si accentua con il comparire dei sintomi respiratori. All’esame obiettivo del torace si apprezzano aree di addensamento parenchimale mono o bilaterali, con ipofonesi e presenza di rantoli crepitanti. Il reperto radiologico non è patognomonico. A volte possono essere presenti sintomi gastrointestinali, neurologici e cardiaci; alterazioni dello stato mentale sono comuni ma nono lo sono i segni di meningismo. Il paziente affetto da legionellosi, che manifesti confusione mentale, presenta in genere anche uno o più dei seguenti sintomi: bradicardia relativa, lieve aumento delle transaminasi, ipofosfatemia, diarrea e dolore addominale. Tra le complicanze della legionellosi vi possono essere: ascesso polmonare, empiema, insufficienza respiratoria, shock, coagulazione intravasale disseminata, porpora trombocitopenica ed insufficienza renale.

La prima fase è rappresentata dall’Analisi dei Rischi durante la quale si verificano tutti i “fattori di rischio” derivanti dalla presenza di Legionella spp nelle acque sanitarie. In questa fase si analizzano tutti i rischi derivanti da fattori impiantistici (es. apparati installati, rami morti, ecc.), fattori funzionali (es. temperature di funzionamento, gestione degli impianti, ecc.) e fattori umani (es. tipologia e condizioni di salute degli occupanti, zone sensibili, ecc.). Ovviamente questa fase non può prescindere da un Monitoraggio microbiologico dell’acqua al fine di valutare le concentrazioni di Legionella spp.

Dall’analisi dei rischi e dalle risultanze del monitoraggio microbiologico, si crea quindi un Documento di Valutazione dei Rischi che contiene tutti i dati, le analisi e le considerazioni raccolte nella fase precedente.

In base alle risultanze raccolte può essere necessario mettere in atto delle Azioni Correttive dette anche “misure di controllo” che, a seconda del livello di rischio, possono essere differenti. Le azioni possono essere di carattere impiantistico-gestionale (es. regolazioni delle temperature di funzionamento, eliminazione rami morti, ecc.) oppure possono essere interventi di ripristino attraverso una Bonifica della rete idrica.

Tali misure di controllo non sono effettuate direttamente da personale Alisea, ma da tecnici e manutentori specializzati, da molti anni partner della nostra azienda.

Al fine di valutare l’effettiva efficacia del trattamento si effettuano dei controlli impiantistici e microbiologici post intervento corredati da un rapporto tecnico di intervento per Validare l’intervento effettuato. Nel caso in cui gli esiti non dovessero dimostrare l’efficacia del trattamento, è necessario ripetere l’intervento fino all’abbattimento delle cariche presenti.
Tutti gli interventi e le analisi effettuate devono essere riportate in un Programma di gestione del rischio.

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